Condividiamo la lettera aperta inviata ai giornali italiani per riflette insieme sul tema dell’apprendimento scolastico


In questi giorni si torna a discutere di scuola e programmi didattici ma se da una parte è apprezzabile la volontà del ministro di arginare la povertà culturale generata dall’attuale modello scolastico dall’altra mi chiedo se la strada intrapresa sia sensata o comunque sufficiente.

Tornare a dare dignità a materie come matematica, letteratura, storia, educazione civica va bene ma quando ci renderemo conto che questo NON BASTA? Se osserviamo attentamente quello che è stato realmente fatto per sviluppare programmi educativi in cui l’alunno sia trattato come persona e non come un contenitore da riempire, ci renderemo conto che la strada da percorrere è ancora molto lunga. Continuiamo a dare spazio alle nozioni quindi a sviluppare la parte razionale del nostro cervello lasciando fuori l’altra metà, ovvero la parte emozionale.

Non basta insegnare educazione civica per formare un buon cittadino. E’ necessario iniziare a parlare seriamente di apprendimento anche emotivo. Ora una provocazione per tutti noi ex alunni: quante volte a scuola ci siamo esercitati sul teorema di Pitagora? Sicuramente molte, tanto da ricordarci i postulati per tutta la vita ma quante volte vi è capitato di applicare il teorema di Pitagora nella vita di tutti i giorni? Quando devo risolvere un conflitto con una persona, quando devo fare scelte fondamentali per la mia vita, quando diventerò genitore, quando mi troverò ad affrontare un momento difficile quanto mi aiuterà il teorema di Pitagora? Allora questo non vuol dire che non dobbiamo studiarlo ma che NON BASTA! Gli insegnanti e la scuola devono aiutare gli alunni a sviluppare consapevolezza e pensiero critico!

Come? Iniziando a sviluppare e allenare anche la loro Intelligenza Emotiva. Sapete che più di un terzo delle parole contenute in un dizionario afferisce alla sfera emotiva? Mentre le ricerche ci dicono che l’analfabetismo emotivo sta crescendo vertiginosamente. Non sappiamo più dare un nome alle nostre emozioni, a quello che proviamo a quello che ci accade “dentro” ai nostri valori e quindi stiamo gradatamente perdendo il senso delle cose e in generale della nostra vita. Una scuola realmente centrata sulla persona dovrebbe portare gli alunni non solo a conoscere il mondo ma anche se stessi: cosa provano, cosa li motiva, quali sono le cose importanti per loro, come imparare ad entrare in contatto con gli altri e così via.

Il bullismo, l’anoressia e più in generale il disagio sociale delle nuove generazioni non può risolversi se non insegniamo ai ragazzi ad avere consapevolezza di sè, a gestire i propri vissuti emotivi e a comprendere cosa ha senso. Quanto poi gli insegnanti siano preparati a questo compito è un’altra questione ancor più complessa da affrontare. Di fatto questa dimensione andrebbe curata sia nella formazione dei docenti che degli alunni!

Dare dignità alle emozioni vuol dire dare dignità alla persona e la scuola dovrebbe essere insieme alla famiglia il primo luogo in cui discutere, insegnare ed acquisire queste competenze!

Massimiliano Ghini

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