Sono 140 milioni i bambini che non sono mai entrati in un’aula

Le cifre allarmanti dell’abbandono scolastico

Sono 140 milioni i bambini nel mondo che non frequentano la scuola, nonostante le promesse dei governi di raggiungere il traguardo dell’istruzione di base entro l’anno duemila.

La qualità dell’istruzione scolastica e delle strutture, le possibilità di accesso e l’abbandono scolastico sono oggetto di una parte del rapporto Unicef.

L’impegno all’istruzione universale, preso durante il Vertice mondiale per l’infanzia del 1990, viene disatteso dalla maggior parte dei paesi che lo avevano sottoscritto. Intralciato dagli stessi ostacoli che nei singoli paesi minacciano il progresso economico e sociale in generale: la povertà diffusa, la mancanza di personale qualificato, la burocrazia, la condizione di inferiorità della donna, il rapido incremento demografico, la distribuzione iniqua dei fondi destinati ai servizi sociali, le spropositate spese militari e l’onere del debito estero.

Uno sforzo economico dei singoli governi è l’unica strada percorribile, dice l’Unicef: nell’Africa sub-sahariana, per esempio, 2,5 miliardi di dollari in più (circa il 20 per cento dei 10-13 miliardi di dollari destinati annualmente al servizo del debito estero) sarebbero sufficienti a fornire una sedia a ogni scolaro. Redistribuendo un terzo delle spese militari della regione si otterrebbe lo stesso risultato. In realtà, in Africa la spesa media pro-capite per l’istruzione è diminuita, passando dai 41 dollari del 1980 ai 26 del 1985 e stabilizzandosi a 28 dollari nel 1995. Ma anche la quota degli aiuti internazionali destinata all’istruzione ha subìto una riduzione costante, dal 17 per cento del 1975 al 9,8 per cento del 1990, con un leggero aumento nel 1990.

In seguito alla Conferenza mondiale sull’istruzione del 1990 in Thailandia, vari paesi hanno compiuto molti sforzi per consentire a tutti i bambini di frequentare la scuola. Ma, sottolinea il rapporto Unicef, si tratta di impegni diretti alla quantità: più edifici scolastici, più insegnanti, più iscrizioni. La qualità delle scuole non viene curata e questo porta a un rapido abbandono.

Due esempi di controtendenza sono gli esperimenti dell’India (il Teacher Empowerment Project, del 1994, per la formazione degli insegnanti negli stati più poveri) e della Colombia (il progetto Escuela Nueva, che ha permesso di conseguire alti tassi di scolarizzazione nelle zone rurali). Ma le carenze sono ancora profondissime: uno studio eseguito nel 1995 in 14 dei paesi meno sviluppati del mondo ha rivelato che in 9 di essi neanche la metà delle classi era dotata di una lavagna. In 13 di questi paesi, nemmeno il 70 per cento degli alunni possedeva i libri per studiare. Nella maggior parte delle nazioni africane gli alunni devono pagarsi da soli tutto il materiale: dai quaderni alle lavagne. Di solito si usa un solo libro per gruppi anche di una dozzina di alunni. L’accesso globale all’istruzione, ricorda l’Unicef, è prioritario affinché siano garantiti anche gli altri diritti fondamentali.

Questo rende ancora più preoccupanti e significativi i dati secondo cui nei primi anni Novanta oltre un quarto dei 94 milioni di bambini che ogni anno si sono iscritti a scuola nei paesi in via di sviluppo non ha raggiunto la quinta elementare.

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