Quanto siamo abituati a scambiarci feedback? E che valore ha per l’azienda la promozione della cultura del feedback?

Forse perché da più parti nelle aziende si levano voci che richiedono l’utilizzo del feedback di cui se ne lamenta  spesso la totale assenza. Certamente viene da chiedersi come mail questo strumento resti una pratica latente, incentivata solo nella teoria ma non nella pratica. Il feedback dovrebbe costituire la base del processo di condivisione e scambio necessario per migliorare la performance delle persone e dei gruppi, dovrebbe essere bi-direzionale, accettato e una pratica manageriale diffusa in grado di influenzare ed assicurare il miglioramento continuo. E allora come mai è poco praticato?

Quali sono le condizioni necessarie allo sviluppo, utilizzo e diffusione di questa cultura? Spesso purtroppo la difficoltà sta nel fatto che il “costo emotivo” del feedback è troppo elevato da sostenere risulta più facile giudicare che indagare, ci si trincera dietro l’alibi del poco tempo a disposizione ma la realtà è che spesso manca un adeguato livello di competenze emotivo – relazionali che supportino le persone in questo delicato compito. Abilità relazionali, capacità di entrare in connessione con l’altro, fiducia reciproca e autenticità  sono ingredienti necessari per costruire con contesto di sano e reciproco confronto e spesso manca proprio questa dimensione nelle nostre aziende.

Solitamente siamo portati a giudicare gli altri per le azioni che compiono mentre giustifichiamo noi stessi per le intenzioni come dire: se qualcuno sbaglia lo giudico ma se sbaglio io allora mi giustifico perché mosso da “buone intenzioni”. E’ questo uno dei nodi cruciali! Siamo poco disposti a metterci in discussione o a voler comprendere cosa può esserci sotto la superficie di un comportamento!

Ma qualcosa fortunatamente sta cambiando! Le aziende ricorrono sempre più frequentemente a strumenti di sviluppo come il coaching, il mentoring, investendo quindi sul processo di consapevolezza della propria classe manageriale crocevia per un sano ed autentico esercizio della leadership. Sempre più all’interno delle sessioni di coaching vengono integrati strumenti in grado di far riflettere le persone sui propri comportamenti partendo dalla voce degli altri.

Tools particolarmente efficaci sono, ad esempio, quelli chiamati tecnicamente “Feedback a 360° “ alcuni molto validi che misurano, ad esempio, “l’Emotional Performance” di una persona ossia la capacità di “agire” un comportamento emotivamente intelligente.

La persona ha la possibilità di invitare colleghi, amici, parenti o supervisori alla compilazione del suo questionario ottenendone in cambio un feedback report che invita ad una riflessione sui propri comportamenti . Il valore aggiunto che una riflessione così strutturata consegna alla persona è realmente efficace perché consente al singolo di guardarsi allo specchio e trovarvi riflessa l’immagine che gli restituiscono gli altri: un vero regalo che seppur “costoso emotivamente” vale la pena scartare!

Ecco quindi la mia provocazione: se le persone ci chiedono feedback perché non incentivare, all’interno delle aziende, la cultura del feedback?

Proviamo a dare alle persone strumenti per crescere e ne otterremo grandi benefici sia in termini di performance che di ambiente lavorativo!

Con questa riflessione mi congedo da voi poiché oggi si conclude la mia esperienza come columnist, esperienza che mi ha dato il piacere di condividere riflessioni ad alta voce con chi tenta di buttare il cuore oltre l’ostacolo cercando di individuare strade nuove per intendere l’incentivazione.

Massimiliano Ghini

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