E’ ormai accertato che le organizzazioni più efficienti sono quelle con dipendenti soddisfatti e un “clima interno” sereno e partecipativo. Diversi studi hanno dimostrato infatti che:

E’ ormai accertato che le organizzazioni più efficienti sono quelle con dipendenti soddisfatti e un “clima interno” sereno e partecipativo. Diversi studi hanno dimostrato infatti che:

<< un buon ambiente lavorativo (in termini di motivazione, collaborazione, leadership, coinvolgimento, flessibilità e fiducia delle persone) può aumentare la customer satisfaction fino al 47% e la produttività fino al 27,8%>>. Sole24Ore

Ma come e perché il miglioramento della qualità di vita dei dipendenti può contribuire al successo economico dell’impresa? E, soprattutto: perché è importante che un’azienda si impegni a costruire un ambiente di lavoro sereno e collaborativo? Per rispondere a questa domanda basta immaginare come ci sentiamo, o potremmo sentirci, a lavorare in un ufficio in cui il nostro operato sia valorizzato, in cui i rapporti con i nostri colleghi siano sereni e in cui si percepisca un significativo spirito di appartenenza nell’organizzazione. Sicuramente i nostri stati d’animo trarrebbero estremo beneficio da ambienti in cui almeno parte di questi aspetti fossero presenti!

E’ ormai sempre più frequente sentir parlare di Benessere Organizzativo, studiosi come lo psicologo Roberto Grandis, esperto di problematiche comportamentali e Giuseppe Negro, esperto di organizzazione, parlano di sviluppo della cultura del benessere organizzativo all’interno di contesti lavorativi. Entrambi vedono il benessere come positiva interfaccia tra la persona e l’organizzazione e come investimento sulle sole risorse “certe”, ovvero le donne e gli uomini che compongono un’organizzazione. In altre parole, vedono il benessere come ‘people satisfaction’.

Ma cosa si intende esattamente per Benessere organizzativo?

In una prima approssimazione potremmo intendere il benessere organizzativo come la capacità dell’organizzazione di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori per tutti i livelli e i ruoli. Ma in che modo può essere tradotto in azioni concrete questo concetto? Prestando, ad esempio, attenzione alle necessità e alle aspettative dei dipendenti, ascoltando le esigenze, gestendo il disagio. Il concetto di benessere organizzativo si riferisce, quindi, al modo in cui una persona vive la relazione con l’organizzazione in cui lavora. Tanto più una persona sente di appartenere all’organizzazione, perché ne condivide i valori, le pratiche, i linguaggi, tanto più trova motivazione e significato nel suo lavoro. Non basta, perciò, che le imprese investano in innovazione tecnologica, in differenziazione dei prodotti/servizi e in immagine, ma diventa necessario tenere conto delle differenti esigenze del dipendente e dell’evoluzione dei propri bisogni. E’ per tali motivi che al fianco delle competenze tecniche diventa necessario sviluppare competenze legate alla dimensione emozionale, ovvero al modo in cui le persone vivono e rappresentano l’organizzazione e, soprattutto, tenere conto dell’ambiente, del clima in cui i dipendenti si trovano a dover lavorare ogni giorno.

Sviluppare il tema del Benessere Organizzativo implica un sistema gestionale sicuramente più faticoso e complesso rispetto a quello tradizionale, ma molte ricerche hanno dimostrato quanto a medio e lungo termine il miglioramento, in termini di efficienza e professionalità, sia in grado di premiare gli sforzi impiegati.

Un buon clima è fonte di profitti!

Che un buon clima sia fonte di profitti è anche la filosofia di Robert Levering, presidente e fondatore di “Great Place to Work Institute”, che da dieci anni si occupa di ricerche e studi sulle imprese in materia di ambiente lavorativo. Levering iniziò il suo lavoro, molti anni fa, con le aziende americane, dopodichè estese le sue ricerche anche ad altri Paesi, trai i quali l’Italia.

In un’intervista di Roberto Bongiorni, Levering ha dichiarato di essersi ricreduto sulle cause del grande successo delle aziende statunitensi: “Prima di partire pensavo che i motivi fossero di natura economica: alti profitti e premi sulle azioni. Via via che visitavo le aziende dovetti ricredermi; ciò che queste compagnie avevano in comune era un certa atmosfera lavorativa. Gli stipendi, anche se alti, c’entravano poco”.

Nel proseguo dell’intervista, Levering ha poi elencato i tre i fattori che, a suo parere, concorrono a costruire un buon ambiente lavorativo:

  • buone relazioni con i colleghi
  • l’orgoglio e la stima per ciò che si fa
  • “trust the management”, la fiducia nelle persone per cui si lavora

Questo è indice di quanto sia importante che le persone lavorino in un ambiente coinvolgente, in cui si riescano a stabilire buoni rapporti sociali, fondati sulla fiducia e la stima reciproca.

Questo è anche il motivo per cui l’Intelligenza Emotiva entra sempre più all’interno delle logiche organizzative, sia in termini di processo che di training. E’ comunemente condivisa, ormai, la considerazione secondo cui una buona capacità di gestire e comprendere le proprie e altrui emozioni può supportare le attività quotidiane in maniera costruttiva e, ad esempio, ci fa: essere più inclini nella gestione dei rapporti con clienti, affrontare cambiamenti e sfide in modo propositivo, essere abili nella pianificazione strategica, gestire le proprie leve motivazionali, utilizzare la passione e l’impegno nel perseguimento dei propri obiettivi, gestire efficacemente i rapporti con i collaboratori attraverso: equilibrio, consapevolezza e ispirazione.

La relazione sul lavoro aumenta la produttività

Studi recenti hanno inoltre dimostrato che avere un sano rapporto con i propri colleghi, come nel caso delle amicizie, può aumentare addirittura di sette volte la produttività!

Uno studio della Gallup Organization che ha coinvolto 5 milioni di lavoratori statunitensi sopra i 35 anni  ha rilevato che, sul totale dei lavoratori, il 29 % risultava attivo sul lavoro, il 54 % faceva il minimo indispensabile e il 17 % era dannoso per l’azienda.

Gli stessi dati vengono stravolti completamente se si tiene conto della variabile “lavorare con amici”, che porta al 56 % coloro che si sentono attivi e coinvolti, al 33 % i produttivi e riduce all’11 % i lavoratori nocivi per l’azienda.

Ancora più lampanti sono i dati ottenuti tenendo conto della variabile “lavorare in assoluta anaffettività”, per cui solo l’8 % dei dipendenti risulta essere produttivo, il 63 % lavora il minimo indispensabile e il 29 % è dannoso per l’impresa.

Queste ricerche riescono a spiegarci perché, alcune delle maggiori aziende leader di mercato, favoriscono rapporti di amicizia tra i dipendenti promuovendo seminari e workshop, rafforzano il tempo ricreativo, magari con una lunga pausa pranzo e con attività extra-ufficio. Inoltre, adottano strumenti per aumentare la socializzazione e la conoscenza attraverso sport e corsi di formazione.

In poche parole, le aziende che investono parte dei profitti per sviluppare politiche di Benessere Organizzativo  rendono i dipendenti più coinvolti e produttivi!

Fonti:

Fulvio Mazzola “Benessere Organizzativo: il fattore umano nella Pa” , Alessandra Retico “Amici in ufficio è un business”, Caterina Mengotti “La via femminile al benessere organizzativo”, Stefania Stecca “L’ascolto per la promozione del ben-essere personale e organizzativo”, Roberto Bongiorni “Un buon clima crea profitti”

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