“Se fossi considerato nessuno, ma fossi comunque considerato un buon padre, riterrei la mia vita un grande successo”.

Da padre a padre

(Tratto da: Intelligenza Emotiva al cuore della Performance di Joshua Freedman)

E’ una grande sfida. I miei bambini sono molto bravi nell’andare a toccare i miei “punti deboli”… e immagino che questo non valga solo per me, ma per ciascuno di voi.  Anche quando cerco di rimanere calmo e tranquillo riescono sempre a farmi reagire in brevissimo tempo e a spingermi immediatamente sulla famosa “scala mobile”. Sono consapevole che quando reagisco in modo eccessivo alle loro proteste, lamenti o capricci vado a rinforzare un paradigma non funzionale ai miei reali intenti, anche se dopo essere stato assalito dalla rabbia mi rendo conto che è molto più semplice scendere dalla “scala” avendo di fronte un figlio che un adulto. Riesco subito a pensare che sono assolutamente due piccole persone meravigliose, che per la maggior parte del tempo si dimostrano brillanti, gentili ed allegri, e che per il resto mi distruggono!

Generalmente quando reagisco nei loro confronti è perché rivedo me stesso nei loro comportamenti (ovvero la parte che non mi piace in me), altro motivo è che ho paura di non essere un bravo educatore. Così il modello di Six Seconds mi è stato di grande aiuto (e lo è tutt’ora). Ad esempio, provo spesso a pormi domande relative alle competenze emotive:

  • Self Awareness: sono consapevole di me stesso? Conosco i miei punti di forza e di debolezza? comprendo cosa sto facendo? So cosa voglio fare e cosa cambiare?
  • Self Management: so come passare all’azione? Sono in grado di fare questo valutando tutte le scelte che ho a disposizione? Voglio realmente affrontare questo tipo di cambiamento?
  • Self Direction: so cosa mi spinge ad agire? Perchè voglio prendere questa decisione? Cosa voglio fare nel mio piccolo per contribuire a cambiare il mondo?

Riflettendo in questo modo mi accorgo di riuscire a prendere decisioni che in seguito riesco a mantenere e realizzare, proprio perché riesco ad integrare nella scelta sia la parte emotiva che razionale.

Lavoro o famiglia?

Si sente spesso dire dalla maggior parte delle persone che è difficile scegliere tra il lavoro e la famiglia. Avere successo nel lavoro, di qualsiasi impiego si tratti,  richiede tanto tempo ed energia e la maggior parte dei miei clienti ed amici vivono questo dualismo rendendosi conto che non sanno fare del loro meglio contemporaneamente in entrambe le sfere. Non nego che questo sia difficile da mettere in pratica anche per me e che costituisca, quindi, una costante sfida nella mia vita. Mia figlia, un po’ di tempo fa, ha saputo dirmi qualche cosa che ancora oggi mi porto nel cuore e che mi è rimasta impressa tanto che mi accorgo che sta cambiando il mio modo di pensare. Stavo scrivendo un articolo e le ho chiesto: “secondo te cosa è importante nella nostra famiglia?” Il giorno seguente mi ha risposto a questa domanda: “per mio padre è importante aiutare la gente” Così ho potuto apprendere che mia figlia osserva molto ed impara tanto dai miei comportamenti e, attraverso i miei discorsi o, semplicemente vedendomi lavorare, si crea delle proprie idee riguardo il lavoro, la responsabilità e la relazione con gli altri.

Secondo te i tuoi figli sanno qualcosa del tuo lavoro e del perchè lo svolgi? Ritengo che lavorare tenendo conto dei propri obiettivi sia un’importante messaggio da trasferire alla famiglia, che diviene, così in grado di comprendere l’importanza del lavoro svolto. Questo tipo di “meta-messaggio” si trasforma, quindi in un importante lezione di vita per tutti.

Ora, con questo non voglio giustificare i genitori che sono spesso lontani dalla famiglia a causa del lavoro. Nel mio caso il mio lavoro mi porta a viaggiare molto e spesso sono stato lontano da casa per una o due settimana; la mia sfida è sempre consistita nel cercare di tenermi in contatto il più possibile con i miei famigliari durante i momenti di lunga assenza, ad esempio telefonando  o mandando numerose e-mail. Quando rientro a casa cerco di spostare l’ago della bilancia e dedicare maggior tempo ai miei affetti. Sono convinto di voler continuare a lavorare in questo modo perché credo che proprio in questo costante equilibrio risieda il mio star bene.

Il miglior metodo di formazione per la leadership

Per un essere umano amarne un altro. Questo è forse il più difficile dei nostri compiti; l’ultimo, l’ultimo test e l’ultima prova, il lavoro per cui tutto il resto non è che una preparazione a questo.

Reiner Maria Rilke

Come ho già detto in precedenza, la sfida più grande per me è rendere conto di quello che faccio alla mia famiglia. Mi sforzo ad essere sempre disponibile e aperto nei confronti dei loro bisogni, preoccupazioni e speranze. Così facendo credo di avere una incredibile opportunità: crescere come persona.

Come un impiegato sottopagato rischia di non svolgere al meglio il suo lavoro, così i miei figli, ad esempio, non fanno del loro meglio quando mi limito a dire loro quelli che devono fare senza dargli qualcosa in cambio. Ovviamente non si accontentano di poco! Attenzione però, non sto parlando di beni materiali come giochi o altro, quello a cui mi riferisco è che se non sono bravo ad individuare ciò che li motiva non riesco a fargli seguire le mie regole. Questo richiede un grande impegno da parte mia e di mia moglie e, soprattutto, cosa ancora più importante, una grande capacità di ascolto. Credo che tutto questo non sia tempo perso anche perché mi sono reso conto che il 90% di quello che imparo svolgendo al meglio il mio ruolo di padre, si trasferisce direttamente nel mio lavoro.

So, ad esempio che nel mio ruolo di leader, una delle più grandi sfide che devo affrontare per migliorarmi è cercare di “essere e rimanere presente” al mio team. Tendo infatti, a guardare sempre avanti, sono spesso focalizzato sui compiti e non mi riesce facile prestare attenzione alle persone intorno me. Questo, naturalmente, nell’ambito del mio lavoro.

Molti di voi mi capiranno se dico che da quando sono arrivati i miei figli nella mia casa regna il caos assoluto. Mi sento così infastidito che il mio primo impulso è quello di ritirarmi in qualche stanza da solo, ad esempio ecco come mi comporto in alcune occasioni:

  • i miei figli stanno facendo confusione e lottano tra di loro? Io mi chiudo nel mio ufficio e accendo il computer.
  • chiedo a mia figlia di raccontarmi la sua giornata e lei mi dice qualcosa come: “bene, ma non voglio parlare di questo”? Io mi chiudo nel mio ufficio e accendo il computer.
  • E’ quasi ora di cena, mia moglie sta cercando di apparecchiare la tavola, ci sono giocattoli ovunque sparsi per la casa, io sono sconcertato e mi chiudo nel mio ufficio e accendo il computer.

E’ facile per me giustificare questo comportamento pensando alle emozioni che mi portano ad agire in questo modo. Sono anche consapevole delle conseguenze a cui vado incontro: perdo l’affetto dei miei cari, non aiuto mia moglie, rischio di dare il cattivo esempio ai miei figli e che essi stessi potrebbero imitarmi in futuro.

Lavorando però sulle mie emozioni sono riuscito a:

  • Self Awareness: essere consapevole che quando mi sento infastidito il mio schema ricorrente di comportamento è quello di ritirarmi in solitudine.
  • Self Management: comprendere come affrontare questa situazione. Riesco a vedere i costi e benefici a cui vado incontro comportandomi in questo modo (pensiero sequenziale). Riesco a prendere fiato e controllarmi dandomi il tempo di comprendere che in realtà sono di fronte ad un mio schema e che  ho solo paura di non essere un buon padre quando i miei figli fanno confusione, non mettono in ordine i loro giochi, non mi vogliono raccontare la loro giornata, non vogliono sedersi a tavola e mangiare (navigare le emozioni che sto provando). Allora provo a ricordarmi cosa sono i miei figli e mia moglie per me e che ho deciso di non essere un genitore dispotico e per questo probabilmente il fatto che i miei figli si comportino in questo modo è solo sintomo della loro vivacità (motivazione intrinseca). Riesco vedere le scelte che ho di fronte a me (ottimismo). Infine comincio a convincermi che posso riuscire ad evitare di chiudermi nel mio ufficio ed accendere il computer.
  • Self Direction: infatti, subito dopo cerco di essere più empatico con i miei figli provo a mettermi nei loro panni e inizio a pensare che solitamente sono buoni e che uno dei motivi che li porta ad essere a sera così esuberanti è che hanno bisogno di sfogarsi. In fondo lo sarei anch’io dopo le ore trascorse a scuola e a fare i compiti, loro non possono uscire ancora con gli amici o telefonare alla fidanzata; io e mia moglie siamo semplicemente la loro valvola di sfogo. Agire in questo modo mi consente di essere, inoltre assolutamente autentico perché sto agendo perfettamente in linea con i miei valori e i miei obiettivi
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